a) I Greci e Roma: koinoi nomoi per un impero democratico

 

Antonella Capano 2012-1

Durante la Seconda Sofistica (I-III d.C.), Platone è uno degli autori classici più letti. Gli intellettuali greci adottano le Leggi come testo per l’esercitazione retorica e punto di riferimento per una riflessione sul ruolo dei nomoi nell’Impero romano. Il caso di Elio Aristide è emblematico. Nei Discorsi platonici, egli cita passi delle Leggi a scopo retorico, per sostenere argomenti filosofici, spesso di significato anti-platonico, e per attribuire efficacia a brani celebrativi, ironici o polemici. Nelle meletai Ai Tebani, invece, Aristide, attraverso il gioco retorico del discorso figurato, fa emergere la concezione dei nomoi per i Greci del II secolo d.C.: le leggi restano l’unica garanzia di libertà e democrazia nel sistema autocratico dell’impero romano

b) Abbiamo davvero bisogno delle leggi? Il punto di vista di Pompeo Trogo

Alice Borgna 2012-2

Da dove e perché nasce la necessità di una legislazione? Se per Platone le leggi rappresentano il principio fondatore della convivenza civile, all’opposto si pone Pompeo Trogo, che, invece, presenta la legge come un artificio umano che si rende necessario quando l'ingenium originario sia stato corrotto dal progressivo raffinarsi dei costumi. Inoltre, una volta iniziato il processo di allontanamento dalla condizione naturale, presentata come libera e virtuosa, solo l’intervento di una figura illuminata che attraverso il suo esempio ritrasformi il nomos in mos può rallentare il processo di decadimento che determina la translatio imperii. In questo senso, Trogo, spesso ritenuto mosso da spirito antiromano, mostra invece importanti punti di contatto con la propaganda augustea

 

c) Cicerone e la verità

Ermanno Malaspina 2012-3

Il complesso rapporto di Cicerone come uomo e come filosofo con il concetto di “verità” ha numerosi paralleli con il problema che si deve affrontare oggi tra gli opposti estremisimi culturali del relativismo assoluto e del fondamentalismo, religioso e non. La posizione di Cicerone, individuata attraverso un’analisi del suo rapporto con la filosofia accademica, mira da una parte a ribadire la necessità dell’approccio scettico al problema gnoseologico di base, ma dall’altra a cercare comunque un radicamento storico sostanziale che giustifichi nella vita pratica il mantenimento dei valori politici ed etico-religiosi considerati da Cicerone alla base del consesso civile e della società romana in particolare

 

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